Tra quantità, prezzi e qualità: il quadro della campagna olearia 2025/2026

da | Gen 6, 2026

La campagna olearia 2025/2026 si presenta con volumi produttivi che, secondo le stime divulgate dalla Commissione europea, dovrebbe raggiungere complessivamente i 2 milioni di tonnellate nel territorio olivicolo europeo, mentre la produzione mondiale si dovrebbe attestare a 3,4 milioni di tonnellate, valori complessivi pressoché in linea con la media delle campagne recenti. Le previsioni indicano produzioni nazionali stabili in Spagna e in aumento per l’Italia mentre sono segnalate in calo per Portogallo e Grecia. Tra i Paesi del bacino mediterraneo, la produzione in Turchia è prevista in forte contrazione, mentre compensa in Tunisia e Marocco con incrementi consistenti, consolidando o migliorando le loro posizioni nella classifica mondiale. L’Italia, nonostante l’aumento produttivo a due cifre percentuali rispetto al 2024-25, si colloca al quinto posto a livello globale, con un valore aggregato che dovrebbero attestarsi intorno alle 300.000 tonnellate di olio. Si tratta di una ripresa rispetto all’annata precedente, in linea con le medie degli ultimi anni, ma che continua a evidenziare un divario ormai cronico rispetto al potenziale produttivo di alcuni decenni fa. (Stime ISMEA Tendenze, dicembre 2025).

Entrando nel dettaglio dei diversi areali produttivi italiani, l’incremento di produzione è stato trainato dalle regioni del Sud, che nella scorsa campagna avevano subito un calo significativo. Al contrario, il Centro-Nord, ha risentito nel corso del 2025 di un andamento climatico particolarmente caldo nel mese di giugno che ha condizionato la fase di fioritura e allegagione delle varietà tardive, e successivamente di un’estate favorevole allo sviluppo della mosca dell’olivo.

Al momento della stesura i dati produttivi riportati restano stime, seppur attendibili. Il fatto che le operazioni di raccolta si protraggano fino ai mesi di dicembre e gennaio, se non oltre, rappresenta invece un segnale evidente di come una parte rilevante della produzione sia ancora orientata alla quantità. Dal punto di vista qualitativo i giochi sono ormai conclusi.

Nei mesi di fine anno si è inoltre assistito a una vera e propria guerra dei prezzi nelle quotazioni ufficiali alla borsa merci. Da un lato c’è chi ritiene eccessivo uno scarto di 4–5 euro tra l’olio italiano e quello spagnolo; dall’altro, chi vede dissolversi le proprie aspettative di reddito. Dopo la fiammata dei prezzi dell’olio italiano registrata negli ultimi anni, un ritracciamento delle quotazioni era prevedibile. In un contesto così complesso, fare previsioni di lungo periodo risulta tutt’altro che semplice; tuttavia, l’aumento delle superfici coltivate sia nel sud sia nel centro-nord Italia con sistemi superintensivi che utilizzano varietà spagnole o “spagnoleggianti”, proprio con l’obiettivo di massimizzare le produzioni e ridurne i costi, induce a ipotizzare, a parità delle altre condizioni del mercato, un possibile allineamento dei prezzi all’ingrosso dell’olio extravergine di oliva italiano a quello spagnolo.

La qualità, insieme a politiche commerciali adeguate rappresenta la strada maestra per sottrarsi alle dinamiche speculative del mercato nell’era della post globalizzazione.

Le considerazioni sulla qualità dei prodotti ottenuti in questa campagna hanno origine dal diverso andamento climatico estivo, che ha generato situazioni contrapposte. Da nord a sud si sono comunque registrati picchi qualitativi di grande interesse: chi ha saputo gestire con attenzione gli attacchi di mosca nel centro-nord e il gran caldo nel sud ha spesso superato le più rosee aspettative, ottenendo buone quantità e ottimi parametri analitici, sia sotto il profilo commerciale sia sotto quello salutistico.

In molti casi sono stati rilevati profili organolettici nettamente superiori a quelli della campagna 2024/2025, che nel Centro-Nord era stata caratterizzata da un clima autunnale molto piovoso, rese basse e una qualità complessivamente buona, ma con contenuti in biofenoli spesso inferiori alle potenzialità espresse dalla combinazione varietà–territorio. Questi elementi qualitativi testimoniano come molte aziende abbiano migliorato l’attenzione nella gestione agronomica, in un continuo adattamento delle pratiche di campo alle esigenze di equilibrio fisiologico della pianta.

Angelo Bo – Agronomo

 

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