Abbiamo chiesto a Ylenia Granitto di scrivere questo articolo per il suo sguardo esperto e indipendente sul settore olivicolo, capace di osservare e descrivere l’evoluzione dell’olivicoltura italiana. Con oltre dieci anni di esperienza, guida i lettori internazionali a comprendere non solo la qualità dell’olio, ma soprattutto le storie, i territori e le scelte di chi lavora in campo e nei frantoi, mostrando come queste esperienze ne definiscono l’identità e il valore.
“Da oltre dieci anni mi occupo del settore olivicolo italiano come corrispondente di una testata in
lingua inglese con sede negli Stati Uniti considerata un riferimento autorevole nell’informazione di
settore.
Ho iniziato a scrivere come esperta di settore con il compito di creare articoli di genere divulgativo
che sarebbero stati letti da utenti in minima parte italiani e in massima parte internazionali,
provenienti da o residenti in paesi produttori ma, potenzialmente, soprattutto non produttori.
In questo decennio abbondante ho intervistato centinaia di produttori e produttrici, oltre a svariate
figure professionali operanti in realtà connesse direttamente o indirettamente al mondo
dell’olivicoltura, dal campo alla tavola, passando per i laboratori, gli enti di ricerca, le istituzioni
nazionali e internazionali, le associazioni di produttori, e non solo.
Le mie interviste a chi produce extravergini di alta qualità costituiscono una porzione considerevole
di un ormai vasto lavoro di divulgazione e informazione che ho svolto rivolgendomi ai lettori
internazionali in un periodo caratterizzato da grandi cambiamenti a livello globale.
In particolare nella seconda metà di questo arco temporale si sono verificati eventi con effetti
sociali rilevanti. Dalla pandemia di Covid-19 all’aggravarsi di conflitti bellici, passando per il
cambiamento climatico, mentre lo sviluppo del mondo digitale è avanzato a passo spedito, i grandi
accadimenti degli ultimi anni hanno avuto inevitabilmente effetti anche sul settore olivicolo.
I prezzi di produzione e di mercato sono aumentati. Gli olivicoltori di alcune aree hanno affrontato
raccolte difficili o addirittura impossibili per le conseguenze del clima estremo o perché in
condizioni di assedio. In alcune aree del mondo si è iniziato a coltivare l’olivo per la prima volta per
via dell’incremento della temperatura media.
Tra gli aspetti positivi, l’avanzamento delle tecniche produttive ha fatto crescere la qualità dei
prodotti al punto che oggi si fanno e si consumano gli oli migliori di sempre. Si è consolidata la
fama dell’extravergine come alimento cardine di un’alimentazione salutare. È aumentata la
competenza dei consumatori in termini di qualità, di pari passo con quella degli olivicoltori, dei
frantoiani e degli altri professionisti di settore. Si è finalmente affermata l’idea che le nostre scelte
alimentari possono avere un valore sociale e politico, così quelle degli agricoltori.
Nel frattempo l’evoluzione del mondo digitale ha portato i social media a guadagnare sempre più
potere. L’extravergine oggi si vende e si compra anche online, su Instagram e TikTok.
Insomma, quando mi sono cimentata per la prima volta in questo ambito erano letteralmente altri
tempi. Nel corso di questo periodo alcune tematiche hanno assunto un rilievo sempre maggiore a
livello globale, per cui oggi per me è importante e quasi imprescindibile affrontare nei miei articoli
temi come, per esempio, la sostenibilità ambientale e l’etica imprenditoriale, che interessano
trasversalmente un pubblico molto vasto.
Sfide
Oggi la sfida è, così come lo è fin dall’inizio, quella di creare una narrazione interessante non solo
per i professionisti, gli amatori e gli appassionati, ma anche per i neofiti, per chi non ha
conoscenza della materia, per chi non ha ancora mai usato l’extravergine, per chi non ha mai
partecipato a una raccolta delle olive, né è mai entrato in un frantoio, né conosce la terminologia
del settore. Questa è la fase finale di un lavoro che parte dal fornire ai lettori nozioni settoriali che
si basano sulla mia competenza sull’argomento e informazioni sul tema trattato nello specifico
raccolte all’origine, che siano non solo attendibili ma anche verificate, ovviamente aderendo alle
regole deontologiche del giornalismo ma anche ai miei valori personali.
Una bella storia
Ad oggi posso affermare con convinzione che c’è una cosa che non cambia e, anzi, trova sempre
più spazio in questo percorso in continua evoluzione, ricco di stimoli e sfide: dietro la qualità c’è
una storia. Chi produce extravergine, in particolare chi produce oli di qualità, ha sempre una storia,
unica e diversa da tutte le altre, da raccontare. È molto spesso una storia che parla di sentimenti,
di affetti, di emozioni, di radici, antiche, recenti o che ancora devono attecchire, ma è sempre una
storia che definisce l’anima del prodotto.
Quello che ho fatto e faccio oggi quando scrivo di un extravergine e di chi lo produce è raccontare
la sua storia.
Se la qualità è un concetto in essenza artigianale, la sua realizzazione ha necessariamente alla
base una componente umana. La qualità è il frutto di una scelta che diventa visione e arriva ad
essere una missione. Quello che si trova all’origine di questo percorso, quello che c’è durante e
quello che verrà dopo genera la trama di un racconto fatto di uomini, donne, esseri umani che
hanno piantato olivi, che hanno deciso di prendersene cura e ne raccolgono i frutti, scegliendo una
via che non è facile, ma che è senza dubbio la migliore.
È questa storia di umanità che determina le caratteristiche uniche e irripetibili del prodotto di
qualità. All’opposto troviamo il prodotto commodity, indifferenziato e fungibile, ovvero sostituibile da
altri dello stesso tipo senza che chi lo consuma si accorga della differenza. E difatti, solitamente,
questo tipo di prodotto non ha una storia.
Qualunque siano la sua origine, la sua dimensione sociale e culturale o le sue idee, chi legge, chi
fruisce, chi si interessa all’extravergine di qualità è interessato conoscere questa storia, la quale
tocca temi universali in cui chiunque può riconoscersi.
Nei miei articoli sull’extravergine di qualità italiano parlo di amori, affetti, luoghi, decisioni, viaggi,
rivoluzioni, pensieri, solidarietà, desideri, tradizioni, amici, famiglia, nonne e nonni, sorelle e fratelli,
persone a cui si dedica il proprio lavoro o che lo hanno ispirato, e ancora promesse, avventure,
ricordi, aspirazioni, ambizioni, diritti, etica, fatica, cadute, celebrazioni, gioia, vita.
A determinare la vastità di avvenimenti umani che generano la trama delle storie della qualità sta
anche il legame viscerale e inestricabile dell’Italia con gli olivi e l’olio. La coltivazione dell’olivo e la
produzione dell’olio sono un elemento fondante della cultura rurale, ma in generale della cultura,
del nostro paese. Non c’è Italia senza olio e senza olivi. Anche chi non fa l’olio ha un qualche
legame o un ricordo legato l’olio.
Per me quindi raccontare un’extravergine significa prima di tutto raccontare la storia da cui nasce e
attraverso cui si definisce. Una storia che hai tratti di una storia d’amore, perché mossa ogni volta
dalla passione.
Dietro la qualità c’è sempre la passione
Quante volte ho sentito pronunciare questa parola da chi produce extravergine. Passione. Chi
produce olio di qualità lo fa sempre per passione. E solo la passione può guidare una scelta del
genere. Dal latino pati, che significa “soffrire”, e dal greco πάθος (páthos), che indica “sofferenza”
ma anche “emozione”, la passione è il sentimento che meglio definisce il lavoro di chi produce
extravergine di alta qualità oggi, poiché porta appunto con sé il senso della gamma di emozioni
che si attraversano per raggiungere l’obiettivo, dalla fatica e l’impegno che servono per arrivarci
alla soddisfazione e la gioia che si guadagnano quando ci si riesce.
La difficoltà di gestire gli estremi del meteo in tempi di cambiamento climatico, i costi di produzione
crescenti, le incombenze della burocrazia, la mancanza di manodopera, la concorrenza delle
grandi aziende che vendono prodotto scadente sottocosto. La passione viene più volte citata come
la spinta che porta avanti tutto a dispetto di ogni avversità. C’è chi in un’intervista mi ha detto che
tutta la fatica di un’annata durissima scompare quando la mattina appena sveglia ha il privilegio di
camminare tra i suoi olivi e chi mi ha descritto notti senza sonno in frantoio che si dimenticano
quando sgorga la prima goccia d’olio appena franto. Cosa se non lei può avere questo potere? Nei
miei articoli cerco sempre di tratteggiare questa passione per trasmetterla, a chi ne usufruisce, nel
modo più autentico possibile.
La qualità non è mai fine a sé stessa
Se all’origine della qualità c’è una storia sempre diversa e la passione che la muove ha tante
forme, il traguardo della qualità è sempre e solo uno: la qualità non è mai fine a sé stessa.
L’extravergine di qualità viene prodotto in ambienti sani, in territori preservati, nel rispetto dell’etica
professionale, tutelando i diritti dei lavoratori e rispettando il consumatore. Produrre un
extravergine di qualità innesca una serie di processi che vanno a beneficio delle comunità locali e
di quella globale; senza contare le numerose aziende che sono impegnate in progetti solidali. Se
proteggere un piccolo ecosistema è il primo passo per proteggere il grande ecosistema del pianeta
e proteggere i diritti di qualcuno significa contribuire a un mondo in cui i diritti di tutti si espandono,
sono convinta che chi produce qualità ha il merito di fare nel suo piccolo un lavoro importante per il
bene comune.
Questo fa sì che in ogni storia di qualità io non parli solo di questa in senso stretto, ma anche degli
elementi di valore che essa genera. Cura, rispetto, accoglienza, responsabilità, gratitudine,
gentilezza, solidarietà… Per gli effetti che produce la qualità è a tutti gli effetti essa stessa un
valore e questo è quello che ogni volta cerco”.
Ylenia Granitto – Corrispondente dall’Italia per Olive Oil Times