Il mercato mondiale dell’olio di oliva sta vivendo una fase di ripresa dopo due stagioni difficili. La campagna olearia 2024-2025 segna un ritorno alla normalità dei volumi internazionali, mentre l’Italia consolida il suo ruolo da protagonista sui mercati esteri, grazie a un prodotto di alta qualità. L’Ismea, Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare, presenta la Scheda di settore e il Report sulle tendenze dell’olio di oliva, offrendo un quadro aggiornato di uno dei comparti più strategici e dinamici dell’agroalimentare italiano.
Mercato globale: produzione in recupero e listini in discesa
Dopo i forti cali dovuti a siccità e problemi climatici, la produzione mondiale ha raggiunto circa 3,5 milioni di tonnellate, superando nettamente le due annate precedenti. L’aumento dell’offerta ha dato nuova spinta agli scambi internazionali, facendo crescere i volumi ma con quotazioni in calo sui mercati esteri. Per l’olio extravergine di origine spagnola, il prezzo è sceso rapidamente dai quasi 9 euro al kg ai 3,60 euro di giugno 2025, trascinando al ribasso anche il prodotto greco e tunisino. L’olio italiano, al contrario, ha mantenuto una media sopra i 9 euro al chilo, confermando il suo posizionamento premium.
L’Italia tra calo produttivo e leadership commerciale
La campagna olearia 2024-2025 ha registrato in Italia circa 248 mila tonnellate di olio, in calo del 24% rispetto all’anno precedente, in linea con l’annata di scarica. Nonostante la contrazione dei volumi, la filiera italiana resta solida e capillare, con oltre 620.000 aziende, più di 4.240 frantoi e 1,1 milioni di ettari di oliveti, di cui quasi il 24% certificati biologici.
Il consumo interno si conferma stabile, con 441 mila tonnellate e circa 7,5 litri pro capite, a testimonianza della centralità dell’olio d’oliva nella dieta italiana.
Export record e valore in crescita
La ripresa degli scambi internazionali ha avuto come protagonista anche l’Italia. Le importazioni italiane, infatti, da gennaio ad aprile 2025 hanno superato le 250 mila tonnellate segnando un +66%, a fronte del quale la spesa è scesa del 13%, conseguenza del rientro dei prezzi internazionali. Le esportazioni italiane, parallelamente, sono aumentate del 19% in volume, con una spesa diminuita del 10%.
Il fatturato complessivo della filiera ha toccato 5,8 miliardi di euro, mentre il disavanzo commerciale si è ridotto sensibilmente. L’Italia si conferma così al secondo posto per le esportazioni a livello mondiale, con una quota del 20%, e rafforza la propria leadership grazie alle 42 DOP e 8 IGP sempre più apprezzate anche oltreconfine.
Sostenibilità e innovazione per il futuro della filiera
L’olivicoltura italiana affronta le sfide legate ai cambiamenti climatici, alle patologie vegetali e alla scarsità produttiva attraverso una strategia fondata su innovazione e sostenibilità. La filiera beneficia infatti di un articolato pacchetto di misure: il Piano Strategico della PAC 2023-2027 dedica risorse annuali specifiche al settore olivicolo, mentre il PNRR sostiene l’ammodernamento dei frantoi e ulteriori fondi sono destinati al contrasto della Xylella e al miglioramento della qualità produttiva. Queste azioni mirano a rafforzare la competitività del comparto, favorendo la transizione verso modelli produttivi ad alto valore aggiunto.
Verso un futuro sostenibile e competitivo
L’olio d’oliva italiano guarda con fiducia al futuro, puntando su sostenibilità, innovazione e qualità certificata. Grazie a strategie mirate e investimenti tecnologici, la filiera si prepara a fronteggiare le sfide climatiche e di mercato, valorizzando il patrimonio olivicolo nazionale, rafforzando l’identità culturale e consolidando la presenza italiana nel mercato globale.