Oleoturismo: esperienze da vivere

da | Mag 13, 2026

Non più solo gusto e benessere, ma emozioni: è chiaro ormai che l’olio extravergine è in grado di offrire anche questo ai consumatori.

A far sì che in una bottiglia di olio ci sia anche il ricordo di un’indimenticabile esperienza è l’oleoturismo, non più nicchia poco frequentata ma concreta opportunità di sviluppo. Ne è stata fatta di strada da quando la L.205/17 (legge di bilancio 2018) nell’art. 1, commi 502–505, riconosceva l’enoturismo come attività agricola connessa; disposizioni estese all’oleoturismo nella L.160/19 (legge di bilancio 2020). È infine il decreto del 26 gennaio 2022, cui si rimanda, a definire linee guida e requisiti, dando modo ai produttori di ospitare curiosi e appassionati nelle proprie aziende secondo standard di qualità, riuscendo a trasformare un prodotto in un’esperienza culturale, base per un più duraturo legame.

L’oleoturismo offre infatti la possibilità unica di andare oltre il concetto di olio come semplice prodotto e renderlo immediatamente comprensibile, narrabile e desiderabile. Il turista dell’olio non si accontenterà di eventi già visti come l’ennesima sagra o il banco da fiera campionaria: autenticità, qualità e personalizzazione sono le parole chiave. Non è scontato: organizzare eventi oleoturistici improvvisati è controproducente, anzi, professionalità e formazione specifiche sono persino richieste dal decreto interministeriale, che comunque va recepito e applicato dalle Regioni. Non tutte lo hanno fatto ma tra le prime si registrano Liguria (gennaio 2020, ben prima del decreto nazionale) e, nel 2022, Toscana e Umbria.

Proprio quest’ultima si è rivelata esemplare con le numerose iniziative portate avanti dall’associazione Strada dell’olio evo DOP Umbria, attiva da anni nella divulgazione della cultura dell’olio extravergine umbro a denominazione, grazie anche a Frantoi Aperti che, giunta alla 28° edizione, non manca mai di stupire per originalità e qualità delle iniziative proposte: dalle degustazioni guidate alle cene oleocentriche, dalla pedalata lungo la fascia olivata Assisi – Spoleto alla corsa lungo olivi e frantoi del territorio, dalla evo&art experience alla partnership con Fs Treni Turistici Italiani per cui i viaggiatori hanno potuto assaggiare l’olio Umbria dop. Esempio questo dell’importanza di fare rete, fondamentale non solo per chi è agli esordi – se si ha la fortuna di possedere un frantoio ipogeo ma non una sala degustazioni ci si può alleare con un’azienda agricola vicina al fine di iniziative congiunte – ma anche per realtà più strutturate quali aziende olivicole e frantoi, cooperative, consorzi, enti locali territoriali ma anche ristoranti, musei, b&b ecc. Non soggetti che individualmente agiscono nella stessa località, ma che insieme perseguono uno scopo comune con ricadute di valore per tutti. L’oleoturismo diventa così strumento strategico per raccontare il territorio attraverso il prodotto-simbolo; grazie ad esso, si può dialogare con un pubblico non sempre disponibile. E così l’olio Umbria DOP ha raggiunto, anche grazie al network virtuoso creato tra i soggetti coinvolti, riconoscibilità e posizionamento rari.

L’incoming turistico personalizzato sulla filiera olivicola, fruibile in tutti i mesi dell’anno, diventa quindi un’opportunità non da poco per quelle aziende agricole lontane dagli itinerari turistici e difficilmente raggiungibili. Già oggi è riconosciuta l’importanza dell’opera degli agricoltori come presidio sociale, ambientale e territoriale; il turismo esperienziale legato alla produzione di olio extravergine in questo senso ne coadiuva l’opera, contrastando l’abbandono delle aree interne e contribuendo a mantenimento e ripopolamento, come evidenziato dall’antropologo Ernesto di Renzo secondo quella “restanza” coniata dal prof. Vito Teti, scelta ponderata di restare nella propria terra con intento propositivo, spesso territori fragili e marginali soggetti ad erosione sociale, diventandone custodi e vettori di innovazione per dare un futuro a questi luoghi e a chi li abiterà.

È chiaro come l’oleoturismo ricopra un ruolo rilevante in questa prospettiva, capace di sostenere una ruralità intesa come risorsa attraverso cui passa il rilancio territoriale. E anche qui torna l’importanza di tessere una rete di persone, mestieri e funzioni. Il futuro dell’olio extravergine, così legato a questa nuova frontiera turistica, diviene quindi futuro anche delle aree di produzione olivicola: un tempo vista come un’attività che certo non sposta l’economia, se non a livello individuale, rivela ora il proprio potenziale per tutto il territorio, leva fondamentale per la crescita economica, infrastrutturale e dei servizi.

Può ben dirsi che, parlando il linguaggio autentico della passione dei produttori e spiegando sensorialmente l’olio extravergine di oliva, si può superare quella barriera tra consumatori e extravergine di qualità che appare insormontabile nel creare connessioni. In questo il turismo dell’olio offre vantaggi inediti da cogliere quanto prima, soprattutto in una fase in cui mai come ora made in Italy e cucina italiana esercitano fascino sui consumatori anche stranieri.

di Giosetta Ciuffa – Coordinatrice editoriale di Teatro Naturale

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